Il credito al consumo in Italia ha registrato una crescita sostenuta nell’ultimo decennio, consolidandosi come componente sempre più rilevante dell’indebitamento delle famiglie. I prestiti alle famiglie hanno superato complessivamente i 600 miliardi di euro secondo i dati FABI, ma il peso relativo dei finanziamenti personali è aumentato a un ritmo nettamente superiore rispetto al totale.
Capire dove si sta spostando questo mercato nel 2026 richiede di guardare tre variabili: i tassi di riferimento, la nuova direttiva europea e l’ingresso strutturale del Buy Now Pay Later.
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Tassi BCE e costo del credito al consumo: il divario italiano
Dal 16 settembre 2026 i tassi ufficiali dell’area euro si attestano su livelli sensibilmente più bassi rispetto alla fase restrittiva: tasso sui depositi al 2,50%, rifinanziamento principale al 2,65%, prestiti marginali al 2,90%. La raccolta bancaria costa meno, eppure il beneficio non si trasferisce in modo uniforme.
Il TAEG applicato alle nuove operazioni di credito al consumo in Italia resta significativamente più elevato rispetto ai principali mercati europei. Il fenomeno è strutturale, non congiunturale: riflette margini di intermediazione più ampi e un rischio percepito più alto sul debitore italiano. Questo differenziale si traduce in un costo del credito che penalizza le famiglie italiane anche in una fase di politica monetaria accomodante.
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| Indicatore | Valore (settembre 2026) |
|---|---|
| Tasso depositi BCE | 2,50% |
| Tasso rifinanziamento principale | 2,65% |
| Tasso prestiti marginali | 2,90% |
| TAEG credito al consumo Italia | Sensibilmente superiore alla media UE |
Il confronto tra il costo della raccolta e il TAEG finale evidenzia uno spread che penalizza le famiglie italiane rispetto alla media dell’area euro. La discesa dei tassi BCE crea condizioni meno rigide, ma non garantisce automaticamente rate più leggere per chi sottoscrive un prestito personale.

Direttiva UE 2023/2225: cosa cambia dal 20 novembre 2026
La direttiva 2008/48/CE, che regola i contratti di credito ai consumatori nell’Unione europea, resta applicabile fino al 20 novembre 2026. Da quella data entra in vigore la nuova direttiva (UE) 2023/2225, che riscrive le regole su trasparenza precontrattuale, valutazione del merito creditizio e obblighi informativi.
I cambiamenti principali riguardano tre aree:
- L’obbligo di fornire informazioni precontrattuali in formato digitale standardizzato, con simulazioni personalizzate del costo totale del credito
- L’estensione del perimetro normativo al Buy Now Pay Later, fino a oggi escluso dalla regolamentazione armonizzata europea
- Criteri più stringenti per la valutazione del merito creditizio, con limiti all’uso esclusivo di algoritmi automatizzati nelle decisioni di concessione
Per il mercato italiano, l’impatto più rilevante è il secondo punto. Il BNPL opera attualmente in una zona grigia regolamentare: i fornitori non sono soggetti agli stessi obblighi di banche e finanziarie tradizionali. La nuova direttiva li equipara, almeno sul piano della trasparenza.
Buy Now Pay Later in Italia: crescita rapida, adozione ancora selettiva
I dati del Rapporto sul Credito di Experian, pubblicati nell’aprile 2026, mostrano che le richieste BNPL sono cresciute del +66,6% su base annua, con un importo medio in aumento del +23,6%. Non si tratta più di micro-pagamenti: il BNPL finanzia acquisti di importo crescente.
Lo studio di Banca d’Italia n. 87, pubblicato l’8 settembre 2026, introduce una precisazione che ridimensiona il fenomeno. L’adozione del BNPL in Italia risulta contenuta rispetto ad altre economie avanzate. Il profilo tipico dell’utente BNPL italiano è giovane, finanziariamente solido e orientato all’uso di canali digitali.
Questo dato contraddice la narrazione del BNPL come strumento di ultima risorsa per famiglie fragili. In realtà, chi usa il BNPL in Italia tende ad avere una posizione finanziaria più stabile della media. La crescita percentuale è forte, ma la base di partenza resta limitata.
Canale digitale e nuove abitudini di spesa
L’accesso al credito tramite canale digitale cresce in modo stabile: +3% su base mensile e +2% annua secondo Experian. Il digitale si normalizza come canale principale per una platea più ampia, ma non sostituisce ancora il rapporto con la filiale per i finanziamenti di importo elevato.
Secondo i dati FABI, il credito alle famiglie ha superato i 600 miliardi di euro. L’evoluzione più significativa non riguarda il volume totale, ma la destinazione: i prestiti finanziano sempre più spese ricorrenti e gestione del bilancio familiare, non solo acquisti straordinari.
Indebitamento delle famiglie e disparità territoriali nel credito al consumo
L’indebitamento medio per credito al consumo presenta differenze territoriali marcate. Il dato aggregato nazionale non restituisce la varietà di situazioni tra regioni del Nord, dove l’accesso al credito è più diffuso, e aree del Mezzogiorno, dove i tassi applicati tendono a essere più elevati e i volumi erogati inferiori.
Il credito al consumo è erogato prevalentemente dalle banche, ma le società finanziarie hanno guadagnato quote di mercato negli ultimi anni grazie alla rapidità di erogazione e alla presenza sui canali digitali.
La componente del credito al consumo è cresciuta a un ritmo nettamente superiore rispetto all’andamento complessivo dei prestiti alle famiglie, segnalando uno spostamento strutturale. Le famiglie italiane ricorrono proporzionalmente di più ai finanziamenti finalizzati e ai prestiti personali rispetto al credito immobiliare. Questo squilibrio riflette sia la difficoltà di accesso al mutuo per le fasce più giovani, sia la diffusione di formule di pagamento rateale legate ai consumi quotidiani.

L’entrata in vigore della direttiva 2023/2225 a novembre 2026, la progressiva discesa dei tassi BCE e l’inclusione normativa del BNPL modificheranno le condizioni di accesso al credito. Il punto critico resta il differenziale di costo rispetto alla media europea: finché il TAEG italiano resterà sensibilmente più alto di quello applicato nei principali mercati dell’area euro, la riduzione dei tassi ufficiali avrà un effetto attenuato sulle rate effettive pagate dalle famiglie.