La pensione di reversibilità garantisce un reddito ai familiari di un pensionato deceduto. Nel 2026 le regole di base restano stabili, ma un provvedimento fiscale dell’INPS cambia l’importo netto che arriva sul conto corrente di chi la percepisce. Capire come funziona il meccanismo, quali soglie di reddito incidono sull’assegno e cosa cambia davvero quest’anno evita sorprese nella busta pensionistica.
Messaggio INPS 2829 del 14 settembre 2026: cosa cambia sul netto
Il Messaggio INPS n. 2829 del 14 settembre 2026 introduce, dalla mensilità di ottobre, l’erogazione di una somma non imponibile e una detrazione aggiuntiva per i beneficiari aventi diritto. Gli arretrati della prima misura decorrono dal 1° gennaio 2026.
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In pratica, chi percepisce una pensione di reversibilità potrebbe ritrovarsi un importo netto leggermente più alto a partire da ottobre. Il beneficio dipende dal reddito complessivo e dalla capienza dell’imposta lorda: non tutti ne trarranno lo stesso vantaggio.
Un dettaglio che merita attenzione: le pensioni integrative e complementari sono escluse da questi benefici fiscali. Chi riceve una reversibilità insieme a un fondo pensione complementare non può contare su quella detrazione aggiuntiva per la parte integrativa. È un punto che riguarda una platea crescente di pensionati.
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Percentuali della pensione di reversibilità: quanto spetta ai familiari
Hai presente la pensione che il defunto percepiva ogni mese? La reversibilità non corrisponde a quella cifra intera, ma a una quota che varia in base a chi la richiede e a quanti familiari ne hanno diritto.
Ecco le percentuali principali:
- Il coniuge superstite (o la parte dell’unione civile) riceve il 60% della pensione del defunto
- Con un figlio a carico la quota sale all’80%
- Con due o più figli a carico si arriva al 100%
Queste percentuali si applicano alla pensione lorda del pensionato deceduto. L’assegno effettivo può ridursi se il superstite ha redditi propri, come vedremo nella sezione successiva.

Soglie di reddito e riduzione della reversibilità nel 2026
Qui si gioca la partita più concreta per chi riceve la pensione di reversibilità. L’importo dell’assegno può subire tagli che arrivano fino alla metà se il beneficiario supera certe soglie di reddito personale.
Le soglie vengono rivalutate ogni anno con la perequazione. Dal 1° gennaio 2026 l’adeguamento è stato del +1,4%, quindi le fasce si sono leggermente alzate rispetto al 2025. Se l’anno scorso eri appena sopra un limite, quest’anno potresti rientrare in una fascia più favorevole.
Il meccanismo funziona così: più alto è il reddito del superstite, maggiore è la riduzione percentuale applicata all’assegno. Le fasce di taglio sono tre, e la riduzione massima arriva al 50% della pensione.
La protezione della Corte Costituzionale
C’è un principio che molti ignorano, stabilito dalla Corte Costituzionale nel 2022. Il taglio della reversibilità non può mai superare l’importo dei redditi aggiuntivi percepiti dal superstite. Questo significa che nessuno perde più di quanto guadagna.
Un esempio rende l’idea. Se la riduzione prevista ammonterebbe a 3.000 euro l’anno ma i redditi aggiuntivi del superstite sono solo 2.000 euro, il taglio si ferma a 2.000 euro. La pensione non può essere ridotta oltre il reddito che genera la riduzione stessa.
Reversibilità ed ex coniuge divorziato: regole spesso fraintese
Il diritto alla pensione di reversibilità non si estingue automaticamente con la separazione. Il coniuge separato mantiene il diritto nelle stesse condizioni del coniuge convivente.
Per l’ex coniuge divorziato la situazione è diversa e richiede tre condizioni simultanee:
- Essere titolare di assegno divorzile
- Non essersi risposato
- Il rapporto assicurativo del defunto deve essere anteriore alla sentenza di divorzio
Se il superstite si risposa, la pensione di reversibilità si interrompe. Lo Stato riconosce però un assegno una tantum pari a due annualità della quota che spettava. Non è una somma irrilevante, ma si riceve una sola volta.
Pensione indiretta: quando il defunto non era ancora pensionato
La pensione di reversibilità presuppone che il defunto fosse già pensionato. Se invece era un lavoratore ancora in attività, ai familiari spetta la cosiddetta pensione indiretta, a condizione che il lavoratore avesse maturato determinati requisiti contributivi.
Le percentuali di calcolo e i beneficiari sono gli stessi della reversibilità. Cambia il presupposto: la pensione indiretta viene calcolata sulla base dei contributi versati, non di una pensione già liquidata.

Perequazione 2026 e impatto concreto sugli importi
La perequazione del +1,4% applicata dal 1° gennaio 2026 ha aggiornato sia gli importi delle pensioni sia le soglie reddituali per il cumulo. L’effetto è duplice: l’assegno base cresce, ma anche i limiti oltre i quali scattano le riduzioni si alzano.
L’aumento lordo della reversibilità è modesto ma reale. Per chi si trova vicino alle soglie di riduzione, la rivalutazione delle fasce può valere più dell’incremento della pensione stessa, perché potrebbe far scendere il superstite in una fascia di taglio inferiore.
Con il Messaggio INPS 2829 che introduce i benefici fiscali da ottobre 2026, l’importo netto percepito potrebbe risultare superiore a quello dei mesi precedenti anche senza variazioni nella pensione lorda. Conviene confrontare il cedolino di ottobre con quello di settembre per verificare se la detrazione aggiuntiva è stata applicata.
La pensione di reversibilità nel 2026 non ha subito riforme strutturali. Le novità concrete riguardano la rivalutazione delle soglie e il trattamento fiscale introdotto a settembre dall’INPS. Controllare il cedolino da ottobre 2026 è il gesto più utile per verificare che tutti i benefici spettanti siano stati applicati correttamente.