Zero canone non significa zero costi. La distinzione è tecnica e spesso ignorata nei comparatori generalisti: un conto corrente a zero spese elimina il canone di tenuta, ma lascia intatte le voci variabili e l’imposta di bollo. Nel 2026, con l’aumento documentato dei costi medi di gestione dei conti correnti in Italia, selezionare un conto realmente conveniente richiede un’analisi più granulare della semplice voce “canone gratuito”.
Imposta di bollo e giacenza media: il costo che il canone zero non elimina
L’imposta di bollo rappresenta il principale costo esterno al canone. Per le persone fisiche la regola è netta: oltre 5.000 euro di giacenza media nel periodo di rendicontazione, l’imposta annua ammonta a 34,20 euro. Sotto quella soglia non è dovuta.
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Un dettaglio tecnico che genera confusione: il parametro rilevante è la giacenza media, non il saldo puntuale. Chi mantiene il conto sopra i 5.000 euro per gran parte dell’anno ma scende sotto soglia a fine trimestre potrebbe comunque dover pagare, e viceversa. La periodicità di rendicontazione (trimestrale, semestrale, annuale) influisce sul calcolo.
Per chi opera con più conti correnti, l’imposta si applica a ciascun rapporto separatamente. Distribuire la liquidità su più conti sotto soglia è una strategia nota, ma va gestita considerando i costi operativi complessivi.
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Costi variabili in crescita: bonifici, prelievi, pagamenti

Secondo i dati riportati da Sky TG24 sulla base delle rilevazioni della Banca d’Italia e di una valutazione Adusbef, l’incremento più marcato dei costi riguarda le componenti variabili: bonifici, pagamenti, prelievi e altre disposizioni. La crescita dei costi fissi è stata più contenuta nel periodo considerato.
Questo dato ribalta la percezione comune. Un conto a canone zero con commissioni elevate su operazioni frequenti può risultare più costoso di un conto con canone mensile che include un pacchetto operativo ampio. L’analisi va condotta sul profilo operativo reale del titolare: numero medio di bonifici mensili, frequenza dei prelievi ATM (soprattutto fuori rete), utilizzo di carte di debito all’estero.
Noi osserviamo che molte offerte a zero spese nel 2026 compensano l’assenza di canone con commissioni su operazioni che un decennio fa erano gratuite. La trasparenza delle condizioni economiche migliora, ma la lettura dei fogli informativi resta il passaggio che distingue una scelta consapevole da un’adesione impulsiva.
Conti correnti zero spese con remunerazione della liquidità
La tendenza più rilevante del 2026 è la combinazione tra conto gratuito e remunerazione della giacenza. Alcune banche, tra cui BBVA con la sua promozione per nuovi clienti, offrono interessi sulla liquidità depositata insieme al canone nullo e al cashback sugli acquisti con carta.
Questo modello ha una logica commerciale precisa: acquisire clienti con condizioni aggressive iniziali per poi monetizzare attraverso servizi aggiuntivi o la revisione delle condizioni nel tempo. Le promozioni sulla remunerazione sono tipicamente vincolate a un periodo limitato e a requisiti specifici (accredito dello stipendio, spesa minima mensile, domiciliazione utenze).
Tra le offerte documentate nel mercato italiano 2026 figurano:
- BBVA: promozione con interessi sulla liquidità e cashback, rivolta ai nuovi clienti con condizioni destinate a variare dopo il periodo promozionale
- Bunq Free: conto a canone zero con funzionalità base, orientato a chi cerca operatività essenziale senza costi fissi
- Revolut Standard e Hype: conti a zero canone con modello freemium, dove le funzionalità avanzate richiedono l’upgrade a piani a pagamento
- SelfyConto: proposta orientata a un pubblico giovane, con azzeramento del canone legato a condizioni anagrafiche o di accredito
Noi raccomandiamo di verificare sempre la durata delle condizioni promozionali e i requisiti per mantenerle attive. Un tasso di interesse attraente per sei mesi che poi si azzera modifica radicalmente il calcolo di convenienza.
Gratuità condizionata e gratuità strutturale: come distinguerle

La gratuità di un conto corrente può essere temporanea o subordinata a condizioni. La differenza è sostanziale e spesso poco visibile nella comunicazione commerciale.
Un conto strutturalmente gratuito non prevede canone in nessuna circostanza. Un conto condizionatamente gratuito azzera il canone solo se il titolare soddisfa determinati requisiti: accredito dello stipendio o della pensione, giacenza minima, numero minimo di operazioni mensili, età anagrafica inferiore a una certa soglia.
Il rischio concreto si materializza quando le condizioni cambiano. Un trasferimento di stipendio verso un altro istituto, il superamento di un limite anagrafico o la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali (consentita con preavviso) possono trasformare un conto zero spese in un conto con canone pieno. Prima dell’apertura, verificare:
- Se il canone zero è legato a una promozione con scadenza definita o è permanente
- Quali eventi fanno decadere la gratuità (mancato accredito, età, giacenza insufficiente)
- Quale sarebbe il canone ordinario applicato al venir meno delle condizioni
Scegliere un conto zero spese nel 2026: i parametri che contano
Il canone è solo la prima riga del foglio informativo. Il costo reale di un conto dipende dal profilo operativo del titolare, non dalla voce di spesa più visibile. Un professionista che effettua decine di bonifici mensili ha esigenze diverse da un dipendente che domicilia lo stipendio e utilizza la carta per i pagamenti quotidiani.
L’aumento documentato dei costi medi nel settore bancario italiano suggerisce che le offerte a zero spese rappresentano strumenti di acquisizione clienti, non modelli sostenibili nel lungo periodo per tutti i profili. Leggere le condizioni economiche oltre la prima pagina promozionale resta la competenza più utile nella scelta di un conto corrente, nel 2026 come in qualsiasi altro anno.